La “Ferrara Ebraica” in mostra al Meis

Gli ebrei e Ferrara, un rapporto millenario e indissolubilmente intrecciato. Una storia ben conosciuta da tutto il mondo ebraico, che racconta momenti di incontro e integrazione alternati ad altri ben più bui. Il Meis vuole tornare alle proprie origini e spiegare ai visitatori, alla città e a tutto il largo pubblico perché il museo sia stato costruito a Ferrara.

Per questo motivo il Meis allestisce la mostra “Ferrara ebraica”, che inaugurerà su invito il 12 novembre ore 15 in via Piangipane, 81.

L’esposizione, curata e prodotta dal Museo, viene aperta in occasione del Premio letterario “Adelina della Pergola” istituito dall’Adei Wizo (Associazione Donne Ebree d’Italia) e della Conferenza annuale dell’AEJM (l’associazione che riunisce i musei ebraici di tutta Europa) che si terrà proprio al Meis e a Ferrara dal 17 al 19 novembre.

Il percorso della mostra, che resta aperta fino al 1 marzo del 2020, accompagna il visitatore attraverso un viaggio nel tempo, facendo cogliere la peculiare identità e le principali tappe della antica e ancora vitale comunità ebraica ferrarese. La realizzazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Ferrara e della Comunità ebraica di Ferrara (che ha prestato al Meis gran parte degli oggetti esposti), con il sostegno di Holding Ferrara Servizi e il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Le prime notizie di insediamenti ebraici in città si hanno a partire dal XII secolo, ma pare che i primi ebrei fossero arrivati attorno all’anno 1000. La maggiore fioritura della comunità risale al Quattrocento quando le zone di residenza degli ebrei si spostano da via Centoversuri a via dei Sabbioni, oggi via Mazzini, e via San Romano. Nel 1485 il romano Ser Mele acquista l’attuale edificio comunitario di via Mazzini, uno dei più antichi d’Europa ancora in uso. Il suo lascito testamentario alla comunità prevede il divieto di alienazione e la condizione che l’edificio ospiti per sempre un luogo comune riservato al rito. Sorgono infatti in via Mazzini tre sinagoghe, quella italiana, oggi trasformata in sala sociale, quella tedesca e quella fanese.

«Noi siamo molto contenti che vengano ad abitare qua con le loro famiglie…perché sempre saranno benvisti e trattati in tutte le cose che potremo e ogni die più se ne conteranno di essere venuti a Casa nostra».

L’invito che Ercole I d’Este rivolgeva nel 1492 agli ebrei esuli dalla Spagna è tra i momenti più alti negli otto secoli di presenza ebraica a Ferrara. Era l’inizio dell’Età moderna e, grazie a questi ebrei, si sviluppava anche a Ferrara la raffinata cultura sefardita.

Accogliendo gli ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492, la città diventa un centro culturale per decine di intellettuali che si distinguono negli studi ebraici e secolari. È il caso del medico e filosofo Isacco Lampronti (1679-1756) autore della fondamentale enciclopedia talmudica Pachad Yitzhaq, Il timore di Isacco. Ma prima ancora di Abramo Usque, stampatore che ha lasciato un racconto dettagliato di quel periodo, e di Abramo Farissol, studioso e geografo, che ebbe numerosi contatti con la Corte estense; entrambi giunti a Ferrara all’inizio del XVI secolo.

Dopo aver conosciuto una feconda integrazione, arriva poi l’isolamento nel ghetto costruito nel 1627 quando Ferrara è passata sotto il dominio dei Papi. Una volta acquisiti pienamente i diritti civili dal 1870 e condivise le battaglie risorgimentali per fare l’Italia, gli ebrei di Ferrara si ritrovano di fronte alla pagina più buia della loro storia, la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, le persecuzioni e le deportazioni: i libri della Torah vengono bruciati nella piazza principale, le sinagoghe devastate, i beni requisiti, gli ebrei ferraresi arrestati e deportati nei campi di sterminio.

Eppure, proprio grazie alla forza del suo passato, la comunità rinasce; dopo la ferita della Shoah, dopo l’apposizione della triste lapide di via Mazzini che ricorda le oltre 100 vittime e da cui Giorgio Bassani trae spunto per una delle sue Cinque storie ferraresi, la comunità ebraica torna ad essere parte integrante dell’identità ferrarese.

“Ferrara ebraica” racconta tutto questo e lo fa attraverso oggetti dei quali vengono spiegate l’origine e l’uso, documenti e testimonianze: dal Talled (lo scialle usato dagli uomini per le preghiere del mattino o dopo aver recitato una benedizione) appartenuto al rabbino Leone Leoni che durante le persecuzioni fasciste tenta di fermare lo scempio nelle Sinagoghe, alla mitica profumeria Finzi vero punto di riferimento cittadino.

Il documentario, realizzato grazie al contributo dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara – Isco, e le interviste a firma di Ruggero Gabbai integrano il racconto, ricomponendo i tasselli di una storia ancora viva e che guarda avanti. Perché Ferrara ebraica ha un passato da custodire e un futuro da costruire.

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