Simonetta Della Seta: nasce il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah

A cura di Michela Beatrice Ferri

Direttrice, quale è il progetto che sta alla base della creazione del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah? Si tratta del primo in Italia. Quando è nata l’idea per la realizzazione?

Il MEIS viene istituito da una legge votata nel 2003 all’unanimità dal Parlamento italiano. Inizialmente nasce come Museo Nazionale della Shoah. L’Italia aveva votato nel 2000 la Legge sulla Giornata della Memoria e chiaramente si era interrogata sulla opportunità di avere un luogo in Italia che parlasse di questo. Poi, a seguito dell’interesse espresso dall’allora Sindaco di Roma Walter Veltroni di avere un Museo della Shoah nella capitale, la legge è stata emendata nel 2006 individuando quale missione prima del Museo quella di raccontare la storia bimillenario e molto originale dell’ebraismo italiano. La “mission” è dunque pienamente questa: far conoscere il retaggio, la cultura, la vita degli ebrei italiani. Inclusa ovviamente la loro tragica esperienza durante la seconda guerra mondiale. In Italia ci sono diversi musei ebraici, ma questo è il primo ad essere un complesso museale ( 10.000 mq e 7 edifici) nazionale e sostenuto dal governo. Gli altri – a Roma, Venezia, Firenze, Bologna, Casal Monferrato, Livorno, Siena, Lecce – sono per lo più musei gestiti dalle comunità ebraiche. Il MEIS è dunque il primo museo dedicato pienamente a questa storia, in Italia e nel mondo (esiste un museo di arte ebraica italiana a Gerusalemme, ma è piccolo e nato attorno ad una collezione rituale). Dopo aver individiduato come luogo più adatto a costruire il Museo l’ex carcere di Ferrara, nel 2010 è stato indetto un concorso internazionale per il progetto architettonico vinto dagli studi Arco e Scape di Roma e Bologna. Nel 2011 è stata restaurata la prima palazzina, inaugurata nel 2012 con le prime attività. Nel 2015 è stato ampliato lo statuto, nominato un nuovo Consiglio di Amministrazione e indetto un concorso pubblico internazionale per la posizione di un Direttore esecutivo. Nel maggio 2016 ho vinto il concorso ed abbiamo cominciato a lavorare sui contenuti del Museo. Nel dicembre 2017 abbiamo aperto l’edificio più grande con un percorso espositivo di 1000 mq dedicato alla mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”. All’apertura del Museo hanno partecipato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Ministro per i Beni Culturali e il Turismo Dario Franceschini.

Per quale motivo è stata scelta Ferrara come città per ospitarlo ?

Il MEIS si trova a Ferrara perché è uno dei luoghi al mondo, oltre alla Terra di Israele e a Roma, dove si sente fortemente la presenza ebraica. Gli ebrei vivono a Ferrara da oltre 1000 anni, in continuità e in un naturale scambio con il resto della popolazione. Hanno contribuito a questo alcuni tra i duchi d’Este, quando hanno aperto la città agli ebrei, mentre altri governanti – a partire dai papi – chiudevano gli stessi nei ghetti. A Ferrara sono arrivati gli ebrei romani e quelli siciliani, gli ebrei tedeschi, i toscani, infine i sefarditi espulsi da Spagna e Portogallo. A Ferrara esistono ancora tre sinagoghe, un ameno cimitero ebraico dentro le cinta muraria e strade del ghetto che parlano ancora ebraico. Il MEIS, destinato a diventare un luogo di incontro e di scambio, narra di vita in un luogo vivo.

Quale è la “mission” del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah?

Il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah nasce per raccontare l’esperienza dell’ebraismo italiano, forse un aspetto meno noto, eppure fondante, dell’italianità, ricostruendo le tappe e i frutti di un lungo abbraccio culturale, avvenuto in continuità, seppure in circostanze alterne, contraddittorie, a volte dolorose.

Il percorso espositivo che inaugura il museo si intitola non a caso “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni” ( a cura di Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla). Il MEIS comincia a svelare una vicenda ai più completamente sconosciuta. Una storia sorprendente, dalla quale si evince che l’Italia è stata costruita con gli ebrei e anche dagli ebrei. Non è una esperienza di altri: gli ebrei sono pregni di italianità antica, parte del tessuto del nostro paese, componente attiva della ricchezza e della forza dell’Italia. Hanno combattuto nelle sue guerre, per il suo risorgimento e per a sua liberazione. Gli ebrei sono arrivati nella nostra penisola prima dei longobardi, dei normanni, dei franchi e degli spagnoli. Prima di tutti loro, gli ebrei erano già italiani e lavoravano per rendere feconda questa terra, che non a caso in ebraico viene chiamata I TAL YA, “l’isola della rugiada divina”.

Assieme alla mostra, il Museo ha aperto al pubblico uno spettacolo multimediale dal titolo “Con gli occhi degli ebrei italiani”: un volo d’uccello di 24 minuti che narra la storia dell’Italia, vista dalla prospettiva dei suoi abitanti ebrei. Si tratta di una installazione affidata al gruppo di Superquark per introdurre il visitatore ai temi del Museo.

Per quanto riguarda la parte architettonica, il lavoro è stato affidato allo Studio GTRF Giovanni Tortelli Roberto Frassoni Architetti Associati – di Brescia. Quali sono gli elementi su cui il lavoro architettonico ha voluto puntare, come richiamo simbolico di un messaggio ?

Il progetto architettonico è stato vinto dagli studi Arco e Scape e prevede la coniugazione di edifici pregressi recuperati dell’ex carcere con 5 edifici moderni che ricordano i 5 libri della Torah. Lo studio GTRF ha curato invece l’allestimento della mostra. Sono due cose diverse e due mani diverse. Esiste tuttavia un carattere che accomuna lo stile architettonico degli edifici e lo stile dell’allestimento interno: la loro grande modernità e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate sia nel recupero architettonico che nell’allestimento museale.

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