Rumiz, il viaggio inizia dal Meis

AVEVA promesso, nell’intervista rilasciata nei giorni scorsi al Resto del Carlino, di iniziare un proprio viaggio nell’ebraismo proprio da Ferrara; idealmente, lo scrittore e giornalista triestino Paolo Rumiz ha mantenuto subito la promessa. Prima di presentare alla libreria Ibs il suo nuovo romanzo La Regina del Silenzio (edito da La Nave di Teseo), si è recato infatti in visita al Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah. Accolto dal presidente del Meis Dario Disegni, dalla direttrice Simonetta Della Seta, Rumiz ha incontrato anche parte del comitato scientifico del museo, e dialogato a lungo con Giulio Busi, uno dei massimi esperti dell’ebraismo italiano. Dopo la visita alla mostra sui primi mille anni dell’ebraismo in Italia (in corso sino al prossimo settembre), Rumiz si è spostato a Ibs. Sala gremita dal pubblico, quella dell’Oratorio di San Crispino, per la conversazione incentrata sulla ‘fiaba’ in cui lo scrittore narra di una tribù cui è impedito l’uso degli strumenti e delle vocali. «Ho cambiato pelle, scrivendo una storia per bambini», ha esordito Rumiz, anche se la sua Regina del Silenzio è un apologo capace di affascinare soprattutto gli adulti. «Ero stanco non del mondo – ha aggiunto –, ma della fuga del mondo dalla realtà». Di qui la spiegazione della sua traccia letteraria, ma anche l’accalorato invito a sostenere l’orchestra giovanile (la European Spirit of Youth) «che si forma un mese l’anno, grazie a giovanissimi talenti che arrivano da tanti Paesi, spesso in conflitto tra loro. Si forma un’alchimia magica e, dopo un mese, ci si lascia e si riparte». Per Rumiz questa esperienza «è l’esempio più bello di cosa può essere l’Europa: una fusione di energie, spontanea, che poi non crea vincoli burocratiche». Nella conversazione, moderata dal giornalista Davide Maggiore, sostegno anche all’attività dei medici Cuamm, impegnati in attività di volontariato solidale nei paesi dell’Africa.

Stefano Lolli

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