Quando Ferrara aprì le sue porte. Al Meis la storia degli ebrei in città

di Paola Naldi

Quando Ercole I d’Este, duca di Ferrara, volle fare della città una delle capitali del rinascimento europeo, decise che doveva aprire le porte agli ebrei che nel 1492 venivano cacciati dalla Spagna cattolica. Profughi, si sarebbero chiamati oggi. Opportunità, pensò allora l’illuminato governatore.

La moglie, Eleonora d’Aragona, appoggiava la lungimirante politica di apertura con la consapevolezza che attraverso quei commercianti potevano arrivare stoffe preziose, ricami, gioielli. Ma con il lusso entravano in città anche nuove conoscenze, nuovi intellettuali, studiosi.

Questo fu solo il momento più felice di un rapporto plurisecolare tra città e comunità ebraica, significativo di come la corrispondenza tra culture differenti si sarebbe radicata al punto da resistere anche alle pagine più buie della storia. Una lunga vicenda da ripercorrere nella mostra “Ferrara ebraica”, allestita al Meis da oggi al 1 marzo. Il percorso espositivo ricorda i personaggi più illustri che hanno scritto questa storia, ma soprattutto presenta oggetti, fotografie e documenti. Testimonianze religiose e “politiche” come il Talled (lo scialle indossato dagli uomini per le preghiere del mattino o dopo aver recitato una benedizione) che appartenne al rabbino Leone Leoni, che si oppose fermamente alle persecuzioni fasciste.

O riferimenti più frivoli come quelli alla famosa profumeria Finzi. Nel viaggio a ritroso si arriva al XII secolo, quando compaiono le prime testimonianze scritte della presenza degli ebrei a Ferrara. Poi si segue la storia nei secoli successivi. Nel 1485 il romano Ser Mele donò alla comunità un edificio in via Mazzini, uno dei più antichi in Europa che ancora mantenga l’uso originario. A partire dal Cinquecento alla corte estense arrivarono numerosi studiosi e intellettuali, come il geografo Abramo Farissol, o Abramo Usque che qui stampò la prima traduzione della Bibbia spagnola degli ebrei. «Nella mostra il pubblico troverà i flash dei momenti salienti che caratterizzano gli ebrei e questa città – spiega il direttore del Meis Simonetta Della Seta -. Dopo la cacciata degli ebrei dalla Spagna e dal Portogallo, Ferrara ha aperto le sue porte, le ha aperte quando gli altri le chiudevano in faccia». L’iniziativa ha avuto il plauso anche da parte del sindaco Alan Fabbri che nei giorni scorsi ha annunciato di voler insignire la Senatrice a vita Liliana Segre della cittadinanza onoraria.

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