MEIS: nuova luce per le ex carceri

In questo luogo nel 1943 furono rinchiusi diversi ebrei, tra cui lo scrittore Giorgio Bassani, Eugenio Ravenna, nipote dell’ex podestà Renzo, e il rabbino Leone Leoni. 74 anni dopo, nello stesso edificio, è l’attuale Rabbino della comunità di Ferrara Rav Luciano Caro ad accendere il candelabro in occasione dell’Hannukah, una delle feste ebraiche più importanti.

L’occasione è stata l’inaugurazione nel tardo pomeriggio dello scorso 13 dicembre della mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, a cura di Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, allestita nei nuovi spazi del MEIS – Museo Nazionale dell’Ebraismo e della Shoah i via Piangipane a Ferrara (il primo blocco è stato inaugurato nel 2010). Dopo diversi mesi di lavoro, dunque, la palazzina che per quasi 90 anni ha ospitato le prigioni locali ora si illumina di vita nuova, con l’ambizioso obiettivo di divenire luogo di ricerca e di dialogo di caratura mondiale.

L’inaugurazione dell’esposizione e della nuova sede è stata arricchita dalla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, giunto nel pomeriggio del 13 a Ferrrara per il taglio del nastro. Il Presidente del MEIS Dario Disegni ha sottolineato la “contrapposizione tra l’ex carcere, luogo di segregazione, e ora questo luogo di cultura, di ricerca e di dialogo, quindi di inclusione. Entro il 2020 – ha proseguito – verranno completati i cinque edifici del complesso MEIS, tanti quanti i libri della Torah”. Il MEIS nelle intenzioni non sarà solo uno spazio espositivo ma “un laboratorio di idee e riflessioni, per dare senso autentico a cosa significa oggi essere minoranza”. Minoranza, quella ebraica, la cui storia è “riferimento indispensabile per comprendere la storia della civiltà italiana”.

Di “privilegio” ma anche di “grande responsabilità” ha parlato invece il Sindaco Tiziano Tagliani, che vede il MEIS come “faro capace di aprirsi al mondo e a identità diverse”, parole riprese dal Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che ha parlato di “magnete” e di “luogo ambasciatore di cultura”. “Ferrara è da molti secoli profondamente legata alla comunità ebraica”, ha invece ricordato il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini. “Un capolavoro di integrazione e identità”, ha commentato il Capo dello Stato Mattarella a proposito della vicenda degli ebrei italiani, dicendosi molto impressionato dalla realtà, ai più sconosciuta, che il percorso espositivo del MEIS propone. A proposito della mostra Jalla, uno dei curatori, ha spiegato: “la nostra generazione non ha più fiducia nella storia come maestra di vita, ma la vede semmai come esperienza che ci aiuta a riflettere e a porci degli interrogativi. Speriamo sia questo l’effetto che la mostra produrrà nel visitatore, oltre alla curiosità di saperne di più”. Il percorso espositivo è accompagnato dall’installazione multimediale “Con gli occhi degli ebrei italiani”, a cura di Giovanni Carrada e di Simonetta Della Seta (Direttore del MEIS): 2200 anni di storia e cultura italiana in ventiquattro minuti, visti e raccontati attraverso gli occhi degli ebrei.

Infine, alcuni cenni storici sull’edificio di via Piangipane. Il complesso è composto da tre blocchi, racchiusi da una doppia cinta di mura. Il carcere giudiziario di via Piangipane viene costruito tra 1908 e 1912 su progetto degli ingegneri Bertotti e Facchini dell’Ufficio Genio Civile. Inizia a funzionare il 14 settembre del 1912, ospitando 104 detenuti. Durante il ventennio fascista diventa luogo di detenzione di molti antifascisti ferraresi. Dopo la caduta del regime, il 30 luglio 1943, sono 88 i detenuti politici liberati. All’indomani dell’8

settembre 1943, con l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, il carcere si riempie di nuovo di antifascisti, ai quali si aggiungono diversi ebrei. Il 7 ottobre 1943 sono arrestate e qui incarcerate 34 persone, fra cui il rabbino Leone Leoni (1897-1964) ed Eugenio Ravenna, nipote dell’ex podestà Renzo. Il 15 novembre 1943 vengono incarcerate altre 72 persone, fra cui la maestra socialista Alda Costa, e alcuni di loro sono poi fra le vittime dell’Eccidio del Castello. Nel carcere di via Piangipane viene rinchiuso anche lo scrittore Giorgio Bassani, arrestato nel maggio del 1943 insieme a Matilde Bassani. A seguito dei bombardamenti del 1944 il carcere diventa inagibile e riprenderà le sue funzioni di carcere circondariale nel 1945, mantenendole fino al 1992.

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