Il miraggio del binario che corre verso l'infinito

di Arianna Di Genova

Intervista con lo scultore Dani Karavan, ospite al Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara.

«Ho tagliato un segmento di binario fuori uso e ho posizionato uno specchio lungo la sua metà in modo che il riflesso potesse creare un miraggio, moltiplicandolo. Due altre superfici specchianti, situate sulle pareti, rimandano a un’illusione di continuità, come se quel binario attraversasse il muro, viaggiando verso l’infinito. Sul muro, poi, scorre il video di un uomo che cammina costeggiando le rotaie fino a quando non svanisce, in lontananza. I binari ferroviari, per me, restano un simbolo potente dell’Olocausto e del trasporto forzato degli ebrei». L’artista israeliano Dani Karavan (Tel Aviv, 1930) spiega così la sua installazione per il Meis (Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah) di Ferrara, «pezzo» di storia reinterpretata che va a completare il mosaico di 1938:1’umanità negata, il percorso immersivo permanente appena inaugurato: 45 minuti che partono dalla Grande Guerra per addentrarsi nel fascismo e nazismo, le leggi razziali, fino alla ricostruzione di una classe e l’esclusione sui banchi di scuola, la deportazione e i campi di sterminio. L’itinerario per i visitatori si conclude con l’articolo 3 della nostra Costituzione che istituisce la dignità sociale e l’uguaglianza di fronte la legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Dani Karavan – autore di memoriali come quello dei rom e sinti di Berlino, della camminata sui diritti umani di Norimberga e dell’omaggio monumentale a Benjamin di Portbou – è già stato ospite al Meis con l’esposizione Il giardino che non c’è. Lei crede che Parie possa svolgere un ruolo sociale e politico?

Ritengo che arte e politica siano intrecciate. Basti pensare a Guernica, è il più formidabile commento sulla guerra che esista. Il mio Way of the Human Rights a Norimberga ha cambiato completamente l’immagine della città. Era legata alle leggi razziali del regime nazista e ora è stata dichiarata dalle Nazioni Unite la città dei diritti umani.

Da dove nasce il suo interesse per l’Olocausto dei sinti e dei rom?

Di solito, lavoro su commissione (seguendo i miei ideali, naturalmente) e non per iniziativa personale. Il Memoriale di Berlino è nato dopo che i committenti (promosso dal governo tedesco e dalla Foundation Memorial to the Murdered Jews of Europe, ndr) avevano visto Way of the Human Rights. Come ebreo, ho pensato che fosse estremamente importante realizzare un monumento che commemorasse l’Olocausto dei sinti e dei rom (i nazisti li chiamavano con disprezzo zigeuner), soprattutto perché è meno conosciuto di quello ebraico. In quell’occasione, mi è stato suggerito anche il luogo, nel Tiergarten, molto vicino al Reichstag. Sapevo che migliaia di persone lo avrebbero attraversato ogni giorno, per andare dal Reichstag alla Porta di Brandeburgo. Era fondamentale porre un elemento che li costringesse a fermarsi per un momento: ho pensato che un bacino d’acqua sarebbe stato perfetto. I sinti e i rom che furono assassinati durante la seconda guerra mondiale potevano contare solo su fiori di campo come loro pietra tombale. Allora ho realizzato un triangolo di pietra nel mezzo del lago artificiale – in memoria di quello che erano stati costretti a indossare dai nazisti e vi ho posato sopra un fiore selvatico. Ogni giorno, alle 13, quel triangolo sprofonda in acqua e, risalendo, ospita un nuovo fiore, appena colto. Il monumento ha anche la sua colonna sonora: un violino suona una melodia scritta da un musicista romani. Viene riprodotta ininterrottamente: i visitatori si concentrano sull’ascolto, dimenticando i rumori della vita quotidiana.

Può dirci qualcosa sull’omaggio che ha reso a Walter Benjamin a Portbou?

Passages è un progetto che mi è stato suggerito e che ho accettato perché è conforme alle mie convinzioni. A una grande scultura site-specific, situata nella cittadina di Portbou, in Spagna, dove Benjamin si suicidò sentendosi senza scampo dopo il tentativo di fuga dalla Francia nazista. Cercando il posto giusto per il monumento, sono andato in pellegrinaggio nel luogo in cui Benjamin aveva attraversato il confine e al cimitero dove è sepolto. Un giorno, mentre mi trovavo nei dintorni e guardavo il mar Mediterraneo, ho notato un mulinello nell’acqua sotto di me. Era come se la natura stessa volesse far parte del progetto e così ho scelto il sito. Anche la natura si era piegata a narrare la tragedia di quell’uomo. Tutto ciò che dovevo fare io era creare le condizioni affinché le persone potessero «leggerla». Ho scolpito un tunnel in acciaio che taglia la collina, vicino al camposanto. Ci sono delle scale che invitano a scendere per un incontro diretto, un faccia a faccia con le onde del mare sottostante. In fondo, su una parete di vetro, ho riportato le parole di Benjamin: «A più difficile onorare la memoria dei senza nome che quella di chi è famoso. La costruzione storica è dedicata alla memoria degli anonimi».

A proposito di arte e natura: nella sua infanzia, lei ha visto suo padre lavorare come capo architetto paesaggista di Tel Aviv. C’è qualche insegnamento rintracciabile nelle sue sculture, nei concetti che circolano nella sua produzione?

Sono cresciuto a Tel Aviv in una casa con un giardino, in cui coltivavamo ortaggi e alberi da frutta particolari, che all’epoca non erano comuni in Israele. Purtroppo, non ho imparato molto da mio padre sul giardinaggio e non riconosco le piante. Tuttavia, sento ancora la sua influenza quando entro in relazione con gli alberi. Non ne sradicherò mai uno e se un albero si dovesse trovare su un mio percorso artistico, cambierei progetto inventando un nuovo punto di vista: le persone potrebbero guardare quell’albero in modo diverso. Integro la vegetazione nella maggior parte delle mie opere e spesso collaboro con architetti del paesaggio. Per il Monumento del Negev volli condividere il lavoro con mio padre, per Yad Lebanim-Gan Hameyasdim a Hedera ho lavorato insieme all’architetto Zvi Dekel e in Piazza della cultura, a Tel Aviv, ho coinvolto il paesaggista Lital Szmuk.

II percorso immersivo «1938: l’umanità negata»

II percorso «1938: l’umanità negata», a cura di Paco Lanciano e Giovanni Grasso, è un itinerario immersivo e permanente inauguratosi al Meis di Ferrara Attraverso e strumenti multimediali che raccolgono immagini e filmati d’epoca e documenti, si crea un’esperienza sensoriale ed emotiva che permette al visitatore di entrare in contatto con il dramma delle leggi razziali, l’esclusione sociale, la persecuzione nazifascista e lo sterminio. Francesco Pannolino è la voce narrante.

Altri contenuti

Evento 29 giugno – Spettacolo sul rapimento di Edgardo Mortara

Evento 29 giugno – Spettacolo sul rapimento di Edgardo Mortara

Mercoledì 29 giugno alle 21.15, il MEIS (via Piangipane, 81, Ferrara) ospita lo spettacolo “Edgardo Mortara – Una cronaca cittadina” a cura dell’attore Stefano Pesce. Al centro della scena, il rapimento del bambino ebreo Edgardo Mortara da parte della Chiesa di Pio IX che si consumò nel 1858 a Bologna. Il piccolo Edgardo venne prelevato dalla polizia dello Stato Pontificio e tolto alla sua famiglia sulla base […]
26 maggio – Presentazione del libro “Un papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII”

26 maggio – Presentazione del libro “Un papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII”

Giovedì 26 maggio alle 17.00 presso il bookshop del MEIS (via Piangipane 81, Ferrara) viene presentato in anteprima il nuovo libro del Premio Pulitzer David I. Kertzer “Un papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII” (ed. Garzanti).  A discutere i temi del libro assieme all’autore, la giornalista Brunella Torresin. Introduce Amedeo Spagnoletto, Direttore del MEIS.  Nel 2020, dopo decenni […]
Ripartono i corsi online di didattica della Shoah

Ripartono i corsi online di didattica della Shoah

Sono aperte le iscrizioni alla seconda edizione del corso di Didattica della Shoah “Indagare il passato per un futuro migliore”, corso di aggiornamento a distanza di primo livello rivolto a docenti della scuola secondaria di secondo grado di tutte le discipline, finalizzato all’insegnamento trasversale di Educazione Civica. Il corso verterà sia sull’insegnamento della storia della Shoah in Italia, mediante l’utilizzo delle […]
AVVISO DI SELEZIONE PER TITOLI E COLLOQUIO PER L’ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO E TEMPO PIENO DI N. 1 UNITA’ CON PROFILO DI COORDINATORE DEI SERVIZI EDUCATIVI

AVVISO DI SELEZIONE PER TITOLI E COLLOQUIO PER L’ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO E TEMPO PIENO DI N. 1 UNITA’ CON PROFILO DI COORDINATORE DEI SERVIZI EDUCATIVI

Data di pubblicazione: 8 Febbraio 2022. Modificata il 27 Aprile 2022. Termine ultimo per la presentazione della domanda: 10 Marzo 2022 ore 13.00 Colloqui in presenza: 11 e 12 Maggio 2022 presso la sede del MEIS (Via Piangipane, 81 – Ferrara) Per accedere alla documentazione del bando, alle comunicazioni, all’elenco delle candidature non valutate, all’elenco delle […]
BANDO PER LA BORSA DI RICERCA PER ATTIVITA’ DI ANALISI E PROGETTAZIONE DELLA DIDATTICA MUSEALE

BANDO PER LA BORSA DI RICERCA PER ATTIVITA’ DI ANALISI E PROGETTAZIONE DELLA DIDATTICA MUSEALE

Data di pubblicazione: 8 Febbraio 2022. Modificata il 14 aprile 2022 Termine ultimo per la presentazione della domanda: 10 Marzo 2022 ore 13.00 Convocazione colloqui in presenza – 10 Maggio 2022 presso la sede del MEIS (Via Piangipane, 81 – Ferrara) Per accedere alla documentazione del bando, alle comunicazioni, all’elenco delle candidature non valutate, all’elenco […]