Il libro ebraico

di Piero Di Domenico

L’anno scorso è arrivato Abraham B. Yehoshua, e ora la decima edizione della «Festa del Libro Ebraico» porta domani a Ferrara un altro gigante della letteratura israeliana contemporanea: David Grossman. In un’edizione dedicata alla lingua ebraica e collegata alla mostra «Il Rinascimento parla ebraico» in corso al Meis, il Museo ferrarese dell’Ebraismo italiano e della Shoah.

«Grossman – spiega Simonetta Della Seta, direttrice del Meis – ha accettato di parlare per la prima volta del suo rapporto con la lingua ebraica, la lingua del testo biblico e dei Padri, e di come la usa per costruire i suoi personaggi. Dialogherà con me al Teatro Comunale alle 17 di domani, per poi firmare copie dei suoi libri». Il sessantacinquenne scrittore, da sempre, mette la sua voce al servizio di chi cerca una soluzione al conflitto tra israeliani e palestinesi lanciando strali contro apatia e rassegnazione.

Parole che arrivano da chi ha pagato un prezzo, anche personale, durissimo a una guerra infinita che gli ha portato via il ventenne secondogenito Uri, ucciso tredici anni fa durante uno scontro tra l’esercito israeliano, di cui faceva parte, e i miliziani di Hezbollah. Questa tragedia familiare non è però riuscita a piegare il romanziere che non ha mai voluto abbandonare Israele, a cui pure non ha lesinato critiche, «l’unico posto in cui non mi sento straniero, perché l’unico paese in cui si parla ebraico».

La proverbiale mitezza di Grossman, schivo e minuto, è stata sempre l’altra faccia di un’ardente passione civile che lo ha portato a esprimersi sempre senza tentennamenti. Senza mai nascondersi la difficoltà di una posizione scomoda che ha sempre permeato i suoi romanzi, da Vedi alla voce: amore a A un cerbiatto somiglia il mio amore. L’incontro con l’autore di Applausi a scena vuota, a ingresso gratuito, sarà preceduto da altre tappe al Meis di via Piangipane 81, a partire dalle 9.30.

Per il ciclo «Profili di ebrei italiani», le presentazioni di Gabriella Steindler Moscati, che parlerà del suo La mia vita incisa nell’arte. Una biografia di Emma Dessau Goitein con la storica dell’arte Martina Corgnati, di Marcella Filippa, che illustrerà Rita Levi Montalcini. La signora delle cellule insieme al genetista Guido Barbujani, e di Marta Nicolo, che introdurrà il suo Un impegno controcorrente: Umberto Terracini e gli ebrei, 1945-1983.

A seguire, dalle 11.30, nel bookshop del museo toccherà a Giovanni Grasso su Il caso Kaufmann con la storica Anna Foa e successivamente ad Alain Elkann, che interverrà su Anita con Vittorio Sgarbi.

La festa riprenderà poi alle 15.30, nel Giardino delle Domande, con l’installazione Libri proibiti dell’artista siciliano Manlio Geraci. Il curatore, Ermanno Tedeschi, critico d’arte di origini ferraresi, spiega come l’opera consista di 930 libri bruciati, «774 in memoria degli altrettanti deportati ad Auschwitz dal binario 21 della Stazione di Milano con il primo convoglio, e 156 come i deportati ferraresi nei campi di concentramento nazisti. Il libro è l’emblema della memoria di un popolo, quella che le dittature, gli integralismi religiosi e chi compie genocidi tentano di cancellare. Ma i volumi che, ancorché bruciacchiati, sopravvivono, testimoniano la forza e la vitalità della memoria, l’energia della vita che vince e sconfigge la morte».

Il Meis finora non aveva mai accolto un’installazione d‘arte contemporanea ma, conclude Della Seta, «a fine lavori (il restauro dell’ex carcere non è finito, ndr) il museo avrà la forma dei cinque libri della Torah: il libro è già qui. In un modo strettamente collegato alla sua configurazione fisica e architettonica e poi, simbolicamente, come strumento di studio che si perpetua tra le generazioni e che ha consentito al popolo ebraico di restare vivo».

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