«Ferrara è la capitale dell’ebraismo italiano»

di ANJA ROSSI

NE «LA REGINA del Silenzio», che presenta domani alle 17 alla libreria Ibs, lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz racconta di una tribù in cui è stato imposto il silenzio degli strumenti e la cancellazione delle vocali, per schiavizzare un popolo privandolo di gioia e armonia.

Una favola, dice, «contro la violenza del silenzio e del troppo rumore». Perché parlare di silenzio?

«Perché ci sono tanti tipi di silenzio: c’è quello meraviglioso della foresta, che ci è stato tolto, e c’è il silenzio imposto agli scrittori dalle dittature. Io parlo del secondo, quello malvagio, quello di chi ha bruciato i libri durante il nazismo o di chi ha fucilato i poeti sotto Stalin. Ci metto contro la musica: come strumento di resistenza, come armonia».

C’è una dittatura che grava sulla nostra epoca?

«Siamo apparentemente liberi, ma siamo governati dai social. Veniamo sedati da internet, e invece di protestare e di fare la rivoluzione stiamo diventando razzisti. Ho lavorato e sto lavorando da ormai quattro anni con l’European Spirit of Youth Orchestra (composta da novanta giovanissimi musicisti, tra loro sconosciuti, provenienti da paesi diversi), che ha portato la musica con forza nella mia vita e a cui presto la mia voce narrante. Il suo messaggio è forte: grazie alla capacità di ogni componente di ascoltare gli altri, si realizza una grande rappresentazione».

A proposito, presto Ferrara diverrà sede di un’altra, importante, formazione musicale dal nome simile, la European Youth Orchestra.

«Avrei tanto voluto che ospitasse anche la ‘mia’ Orchestra. Noi però esistiamo solo un mese all’anno, non abbiamo bisogno di una struttura ufficiale, ci ospita il paese di Duino a Trieste, ma sarebbe bello poter venire anche a Ferrara. Chissà…».

Musica e silenzio: in ogni capitolo de La Regina del Silenzio c’è un suo consiglio musicale.

«Volevo fare un racconto musicale in forma di fiaba, sarà perché sono diventato nonno da un po’ e ho bisogno di non farmi trovare impreparato. Uno dei modelli da cui ho preso spunto per il personaggio dell’eroina, Mila, è stato il primo violino dell’Orchestra: un’adolescente serba che fino ai 5 anni non sapeva parlare, e che solo grazie alle corde di un violino ha sbloccato quelle vocali. Ha impiegato i suoi primi anni di vita concentrata solo sull’ascolto. Questo per me è anche il grande segreto dell’armonia».

Questa volta la casa editrice scelta è la Nave di Teseo, che con Ferrara ha un collegamento di maternità.

«Questo libro è nato a cena con Elisabetta Sgarbi, è a lei che devo l’idea. Ho pubblicato con la sua casa editrice per un debito di riconoscenza. Elisabetta è instancabile, ogni tanto le dico: ti porto via, ti porto a vedere le mie terre, a bere e a riposarci, ma lei non molla mai. Poi c’è un’altra cosa che mi lega molto a Ferrara.

Qual è?

«Per me Ferrara è ilMeis, a cui sono molto legato. Mi piacerebbe partire proprio dalla vostra città per raccontare la storia dell’ebraismo italiano: Ferrara ne è la capitale, ha protetto gli ebrei. È una città importante».

Sarà il suo prossimo lavoro?

«Lo mettiamo in conto…».

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