EBREI IN ITALIA: ALLE ORIGINI DI UNA PRESENZA

A CURA DI SIMONETTA DELLA SETA E DANIELA MODONESI

Gli Ebrei sono arrivati nella nostra Penisola prima dei Longobardi, dei Normanni, dei Franchi e degli Spagnoli. Una presenza bimillenaria e sostanzialmente ininterrotta, come in nessun altro luogo della diaspora ebraica.

Sbarcarono a Roma come mercanti, circa un secolo e mezzo prima di Cristo. Qui si erano stanziati con le simpatie e il sostegno di molti, tra i quali Giulio Cesare – loro riconoscente per avere ricevuto aiuto nella battaglia del Nilo nel 47 a.e.v. – e Augusto.

La comunità ebraica romana era già ben organizzata quando nel 70 e.v. il generale Tito (sarà imperatore dal 79 all’81) distrusse il Tempio di Gerusalemme, al termine della campagna per sedare la ribellione della Giudea, e deportò nella capitale altre migliaia di Ebrei, questa volta come schiavi.

Alcuni furono usati per costruire il Colosseo, rendendo grande la stessa dinastia dei Flavi, altri riuscirono a farsi affrancare dai confratelli tramite il pagamento di un riscatto. Così, in età imperiale, la comunità ebraica di Roma giunse a contare circa quarantamila componenti.

La vita di questa comunità è documentata da ben cinque complessi catacombali e dalle tracce di almeno tredici gruppi di preghiera, nonché dai resti della sinagoga di Ostia antica. Molto di questa vicenda ci viene raccontato dallo storico ebreo romanizzato Flavio Giuseppe (37/38-100 e.v. circa) nel suo Antichità giudaiche.

Successivamente gli Ebrei scesero – o spesso vennero mandati – nel Meridione, isole comprese. Anche a Pompei, gli scavi hanno portato alla luce presenze ebraiche (la città vesuviana fu distrutta dall’eruzione nove anni dopo la caduta di Gerusalemme).

I pagani confusero spesso gli Ebrei con i primi cristiani, fino a quando il cristianesimo, divenuto religione ufficiale (editto di Tessalonica del 380), prima tollerò i Giudei, poi li emarginò. […]

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