Da Grossman al falò dell’intolleranza. Il libro ebraico torna baluardo di civiltà

Stefano Lolli

«DOBBIAMO difendere noi stessi e la nostra anima. Insistere a preservarla dalla tentazione della forza e da pensieri semplicistici, dalla deturpazione del cinismo, dalla volgarità del cuore e dal disprezzo degli altri». La tempra delle parole di David Grossman (dall’orazione funebre per il figlio Uri) trova alimento dalla scrittura. Dalle lettere dell’alfabeto, «che gli ebrei studiano, accoppiano, avvicinano per interpretare la realtà». Così Simonetta Della Seta, direttore del Meis, introduce la decima edizione della Festa del Libro Ebraico, che avrà proprio nel grande scrittore israeliano – autore fra l’altro di Vedi alla voce: amore, Che tu sia per me il coltello, Con gli occhi del nemico, e del più recente Applausi a scena vuota – l’ospite principale. E al tempo stesso, l’interprete di quel rapporto speciale che la cultura, non solo quella ebraica, intrattiene con il libro.

ESSENZA dell’anima, simbolo della memoria di un popolo. Baluardo di civiltà, al punto da incarnare anche un’opera d’arte che, domenica, sarà installata nel giardino esterno del museo di via Piangipane. Manlio Geraci, scultore siciliano, porta infatti a Ferrara, e l’arricchisce, Libri proibiti: un’installazione, lunga sei metri e alta uno, composta da una catasta di 774 volumi, quanti erano i deportati ad Auschwitz partiti dal Binario 21 della stazione di Milano. A Ferrara, l’opera d’arte si allarga con altri 156 libri, quanti sono stati gli ebrei cittadini vittime della Shoah. «Un’opera possente ed evocativa –, sottolinea Ermanno Tedeschi, curatore dell’installazione – che ricorda come il libro sia il grande nemico dell’autoritarismo e delle discriminazioni». Quei volumi, che sembrano riemergere dal falò della Notte dei Cristalli, ricordano le parole di Heinrich Heine: «Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini».

CON LA FESTA di domenica, che si svolge tutta nel bookshop del Meis sino al trasferimento delle 17 al Teatro Comunale per la lectio magistralis di David Grossman, le fiamme cedono il posto alla vita. Il programma si apre alle 9.30 con la presentazione di tre profili di ebrei italiani: Emma Dessau Goiten, cui è dedicato La mia vita incisa nell’arte di Gabriella Steindler Moscati; Rita Levi Montalcini, La signora delle cellule di Marcella Filippa; Umberto Terracini, di cui Marta Nicolò scrive ne Un impegno controcorrente. Alle 11.30 spazio a due autentici casi letterari: Giovanni Grasso, consigliere del presidente della Repubblica, parla del suo fortunato romanzo Il caso Kaufmann con la storica Anna Foa. A seguire, Vittorio Sgarbi presenta Anita dell’amico Alain Elkann, che del Meis in qualche modo è stato tra gli ideatori.


IL PROGRAMMA – Apertura dalle 9 alle 18: tutti gli incontri a ingresso libero. Si paga invece per mostre e visite guidate. Collaborazioni con il Comunale

«Un museo dal respiro internazionale»

MOSTRE, libri, teatro, danza: «Il Meis è fulcro culturale di valenza internazionale». Simonetta Della Seta è reduce da incontri a Berlino e Parigi, e in partenza per New York, dove si parlerà del museo cittadino all’University Club sulla Fifth Avenue. «Il 30% dei visitatori arriva dall’estero, e la recente pagina sul New York Times ha acceso un’attenzione particolarissima», aggiunge la Della Seta. La Festa del Libro Ebraico, prima luce di un’ideale Menorah, accesa «quando ancora il museo non aveva ancora materialmente preso corpo» (sottolineatura del sindaco Tiziano Tagliani), si collega alla forma stessa del Meis. Che a fine lavori – si spera – avrà la forma dei cinque libri della Torah, cardine del progetto architettonico. La scrittura come soffio vitale, come identità. Ma anche come cemento per le altre forme d’arte, tra cui il teatro (a fine giugno al Comunale si terrà il festival di cori ebraici). Domenica il museo sarà aperto dalle 9 alle 18: gli incontri letterari saranno a ingresso gratuito. Si paga, invece, per l’accesso alle mostre e per le visite guidate (su prenotazione).

s. l.

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