Da duemila anni ebrei italiani

Ferrara. La casa che accoglie e racconta la storia della bimillenaria presenza ebraica in Italia, il Meis, Museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah, apre al pubblico il 14 dicembre, a quattordici anni dalla legge istitutiva che nel 2003 recepì un’intuizione di Alain Elkann e Vittorio Sgarbi. Per la sede, di cui è ora disponibile una prima porzione di 1.200 metri quadrati circa (saranno 10mila entro il 2020, alla conclusione dei lavori), è stato individuato l’ex carcere ferrarese costruito a inizio Novecento, dove durante il fascismo fu detenuto anche lo scrittore Giorgio Bassani. L’edificio è collocato nella città emiliana che già al tempo dei duchi d’Este aprì le porte a ebrei romani, siciliani, toscani, sefarditi espulsi da Spagna e Portogallo.

Il Meis, dallo scorso anno diretto dalla diplomatica e giornalista Simonetta Della Seta (cfr. l’intervista, n. 367, sett ’16, p. 8), da sei anni è un cantiere da 47 milioni di euro garantiti dal Mibact. Ora giunge a un primo step, secondo il progetto affidato allo Studio Scape di Roma e Studio Arco di Bologna. Con l’inaugurazione di «Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni» (cfr. articolo a p. 35) si rendono disponibili i primi spazi che dall’inizio del prossimo anno saranno ampliati, con la costruzione di edifici che richiameranno i cinque libri della Torah. Al termine dei lavori, fissato nel 2020, all’interno delle varie strutture del Meis saranno collocati l’area espositiva e gli spazi per accoglienza al pubblico, bookshop, biblioteca, archivio e centro di documentazione e catalogazione, ristorante e caffetteria, auditorium, laboratori didattici. A fare il punto è il presidente del Meis Dario Disegni, 68 anni, torinese, già segretario generale della Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo (2002-13), ora Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura. Dal 2013 è presidente della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia.

Presidente Disegni, dopo l’apertura della prima parte del Meis quale sarà il cronoprogramma?

Il 13 dicembre inauguriamo il primo grande edificio alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella, mentre all’inizio del 2018 comincerà la costruzione dei restanti edifici, previsti dal progetto vincitore del concorso internazionale. Il completamento dei lavori è previsto per il 2020, quando il Museo assumerà una veste definitiva.

Quali sono i numeri e i dati?

Il primo edificio è frutto di un inappuntabile lavoro di restauro: consta di tre piani, per un totale di 1.269 metri quadrati netti, da suddividere tra spazi per le esposizioni e per gli uffici. Questa funzione è stata fin qui assolta dalla Palazzina di via Piangipane, aperta nel dicembre 2011, che da allora ha ospitato il personale della Fondazione Meis e circa 200 metri quadrati adibiti a mostre temporanee. Una volta ultimato, il complesso consterà di circa 10mila metri quadrati totali.

Avete calcolato qual è il fabbisogno per far funzionare un museo di questo tipo?

Il Meis punta a posizionarsi tra i grandi musei internazionali di storia ebraica, rivolgendosi alle più diverse fasce di pubblico italiano e straniero, e ad assumere altresì il ruolo di un centro culturale, di ricerca e di confronto intellettuale. Per questo, al fondamentale sostegno assicurato dal Mibact, occorrerà affiancare il ricorso ad altre fonti di finanziamento, pubbliche e private, dall’Italia e dall’estero. Già a partire dalla mostra inaugurale abbiamo ottenuto contributi da parte di realtà importanti della finanza e dell’impresa: da Intesa Sanpaolo, main partner, a Bonifiche Ferraresi, da Leonardo ad Avio. Ma la ricerca di sostegni si estenderà anche all’estero, presso fondazioni e privati in Europa, negli Stati Uniti e in Israele. Pensiamo di dare vita prossimamente a un’associazione di American friends del Museo.

Fino a quando rimangono in carica gli attuali cda e direzione?

Il cda è stato nominato con decreto del ministro nel dicembre 2015 e resterà in carica per quattro anni, fino a fine 2019. Anche il mandato del direttore è quadriennale: Simonetta Della Seta terminerà il suo incarico a maggio 2020.

Come si inserirà il Meis tra i grandi musei internazionali?

Abbiamo intensificato le relazioni con l’Associazione dei Musei Ebraici d’Europa (Aeim) e con il network dei Musei della Memoria che operano nell’ambito dell’International Council of Museums (Icom).

Che cosa pensa della situazione attuale degli Ebrei in Italia e nel mondo?

Il popolo ebraico vive i gravi problemi che investono drammaticamente le nostre società. La crisi economica, non meno che quella di valori, la sfida rappresentata dall’epocale fenomeno delle migrazioni, le questioni della sicurezza e della legalità hanno prodotto e stanno producendo la crescita di fenomeni di intolleranza, xenofobia e razzismo che non possono non generare anche forme di antisemitismo, particolarmente virulente in alcuni Paesi d’Europa. Il Meis, che racconterà una storia di integrazione di una comunità nella società italiana e, al tempo stesso, del mantenimento e dello sviluppo della sua identità religiosa e culturale, può indicare una via esemplare per affrontare in modo corretto i problemi di una società multiculturale, per un futuro migliore e più sereno per tutti.

Stefano Luppi

I legami inscindibili tra italiani ed ebrei

Ferrara. La rassegna del Meis «Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni» (14 dicembre-16 settembre 2018) analizza il periodo, fondante per la storia ebraica, successivo alla conquista romana della Giudea del 70 d.C., con la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme, fino al XII secolo. Il percorso si snoda attraverso oltre duecento oggetti preziosi tra manoscritti, incunaboli e cinquecentine, documenti medievali, epigrafi romane e medievali insieme a un centinaio tra anelli, sigilli, monete, lucerne, amuleti, provenienti da numerosi musei italiani e internazionali come Genizah del Cairo, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Musei Vaticani di Roma, Bodleian Library di Oxford, Jewish Theological Seminary di New York, Cambridge University
Library. I curatori, Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, hanno organizzato un percorso pluricontestuale dove raccontano una lunga e ininterrotta storia: l’itinerario, infatti, si snoda tra due piani del museo e della palazzina adiacente (che si inaugurano proprio con questa mostra che del Meis costituisce, dal punto di vista scientifico ed espositivo, la prima grande sezione) e analizza vari aspetti. In particolare gli oggetti scelti illustrano le attività quotidiane e non di questa comunità dalla storia così ricca nel nostro Paese (nonostante si presuma che la sua consistenza sia sempre stata inferiore alle 50mila persone), focalizzando l’attenzione soprattutto sul ruolo dall’età imperiale romana alla transizione multireligiosa e infine cristiana, fino all’accettazione della presenza ebraica, sia pure in un clima pervaso da un crescente antigiudaismo, sotto papa Gregorio Magno (590-604). La mostra segue poi un percorso geografico e propone un viaggio nell’Italia antica alla scoperta di come, oltre che nell’Urbe, l’Ebraismo si sia sviluppato soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli, Puglia, Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Sardegna. In varie sezioni vengono analizzate pratiche come la copiatura dei manoscritti e la redazione di testi letterari e scientifici, mentre un ulteriore spazio è dedicato al Libro di viaggi del XII secolo (Sefer massa‘ot) dell’ebreo navarrese Beniamino da Tudela. Un’ampia parte dello spazio espositivo è dedicata al video «Con gli occhi degli ebrei italiani», che racconta la più antica delle minoranze italiane ed è curato da Giovanni Carrada, autore della trasmissione Rai «Superquark», e da Simonetta Della Seta, direttrice del Meis. L’opera, realizzata grazie alla ricerca iconografica di Manuela Fugenzi, la regia di Raffaella Ottaviani e la colonna sonora di Paolo Modugno, è una carrellata lungo i secoli con il punto di vista di un ebreo italiano che «viaggia» nei secoli fino all’orrore dell’Olocausto. Nella foto in alto, il dipinto murale del «Giudizio di Salomone» dalla Casa del medico a Pompei (I secolo d.C.), ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. S.L.

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