Segni e tradizioni della festa di Shavuòt

OGGI alle 18 il Meis (via Piangipane, 81) ospita la lezione di Rav Luciano Caro, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Ferrara, sul tema «La conta dell’omer: dall’uscita dall’Egitto alla consegna della Legge, gli ebrei e l’ebraismo tra Pèsach e Shavuòt». L’ingresso è gratuito. Trascorsi i cinquanta giorni da Pèsach e dalla conta dell’omer, arriva la Festa di Shavuòt o delle Settimane (passata in altre tradizioni religiose con il nome di ‘Pentecoste’). È una delle tre Feste di Pellegrinaggio (Pèsach, Shavuòt, Sukkòt), nelle quali ogni ebreo doveva recarsi a Gerusalemme e portare le primizie (bichurìm) della Terra in offerta al Santuario. Shavuòt è, infatti, la Festa della Mietitura e conclude il ciclo iniziato con Pèsach, che è anche festa della primavera, della rinascita della Terra. Contrariamente a Pèsach e Sukkòt, che comportano molti obblighi, la ricorrenza di Shavuòt non ne prevede di particolari e forse per questo, nel tempo, è stata riempita di significati ulteriori e tradizioni. Fu identificata dai maestri della Mishnà e del Talmud come il giorno in cui Dio diede la Torà (l’Insegnamento, ovvero il Pentateuco) a Mosè sul Monte Sinai. Secondo una pratica iniziata a Salonicco nel XVI secolo da Shelomò Alqabetz e da Yosef Caro, il grande codificatore della legge ebraica (halakhà), si passa la notte studiando Torà. La sera di Shavuòt si mangiano per tradizione latticini e si legge il Libro di Ruth. La storia di Ruth, una moabita che si converte all’ebraismo per amore di sua suocera e del popolo ebraico, e ne condivide il non facile destino, si svolge a Betlemme al tempo della mietitura. Un ricco e lontano parente, Bòaz, si innamora di Ruth, la sposa e la riscatta da un presente di miseria. Dalla loro unione nascerà la stirpe di Re David, che secondo il Talmud di Gerusalemme nacque e morì a Shavuòt.

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